lunedì 24 marzo 2014

IL VEZZO DELL'INGLESE


Nel giornalismo cartaceo e televisivo dilaga l'uso di inserire parole inglesi, a volte anche a sproposito, quando cioè non se ne vede il bisogno.
Uso a sproposito che si verifica anche quando  si italianizza un termine inglese che somiglia ad uno italiano, ma con diverso significato, come ad esempio:
- il termine inglese "attitude" si traduce in libri e giornali in "attitudine", mentre il realta'  significa "atteggiamento";
- il termine inglese "eventually" non vuol dire "eventualmente" ma "successivamente".
Giova premettere che la conoscenza e soprattutto la familiarità con questa lingua è basilare per la cultura di noi italiani, in un mondo sempre più globalizzato dove l'inglese è la lingua universale. Altrettando basilare comunque quanto per noi la buona conoscenza dell'italiano.
Si ha l'impressione infatti leggendo alcuni testi "inquinati" da parole inglesi che gli autori abbiano poca dimestichezza con l'italiano - e si potrebbe aggiungere poco rispetto - quando preferiscono inserire termini inglesi, tramite i quali ottenere la considerazione del lettore sul proprio livello culturale, e coprire elegantemente le proprie carenze nella lingua nativa.
Non sono rari infatti i casi di laureati italiani - non di primo pelo - che hanno conservato la difficoltá nel distinguere termini uguali, che differiscono però nel significato per la presenza o meno dell'accento o dell' acca.
V'è da aggiungere peraltro che non sembra esistere in Italia un organo pubblico che traduca autorevolmente nell'italiano i neologismi che maturano in varie parti del mondo per effetto del progresso tecnologico, progresso che spesso viene annunciato su riviste scientifiche di lingua inglese, riconosciuta ovunque come lingua di uso generale.
Vien da pensare ad un ente come l'Accademia della Crusca. Accademia che con alterne vicende sopravvive dal 1582, anno in cui venne fondata dal Granduca Cosimo I al fine di espurgare e disciplinare la lingua toscana. Ente che tuttavia oggi non sembra essere noto al grande pubblico, per una efficace attivita' di difesa della nostra lingua e di introduzione di neologismi che la rendano sempre attuale.
Alcuni esempi di improprio uso dell'inglese:
1 - Esiste una malattia di origine virale denominata Sindrome da Immuno Deficienza Acquisita(acronimo:S.I.D.A.). Ma nessuno sa cos'è questa SIDA, termine invece familiare nel francese e nello spagnolo, lingue affini all'italiano. In Italia tutti la conoscono invece come AIDS (Aquired Immuno Deficiency Syndrome), cioè nell'acronimo inglese.
2 - Il Patto Atlantico è noto nella sua espressione completa: Organizzazione del Trattato dell' Atlantico del Nord (OTAN in francese )ma per noi è la NATO (North Atlantic Treaty Organization).
3 - La " spending review" che si traduce semplicemente nella "revisione della spesa (pubblica)", era un termine inflazionato nei media nostrani ai tempi del governo Monti, termine che nascondeva tuttavia ben tre dettagli a livello esecutivo, dall'aspetto assurdo:
- tagli lineari - per ogni centro di spesa le disposizioni stabiliscono che ogni singola voce deve essere tagliata della percentuale prefissata e non contribuire alla media su tutte le voci , potendo quindi assumere ogni singola voce un contributo differenziato al risparmio; ma, nonostante che il criterio del taglio lineare sia contrario al buon senso, e sia stato contestato da piu' parti, la dirigenza locale ha preferito invece i tagli lineari imposti dall'alto anziché assumersi la responsabilita' di estenuanti trattative tra le varie componenti del nucleo sottoposto alla propria supervisione, al fine di  una combattuta  ricerca del più idoneo assortimento di spesa che rispetti l'obiettivo di taglio prefissato.
patto di stabilitá - i comuni che hanno bilanci in attivo, cioè un avanzo spendibile, non sono autorizzati a disporne nel modo più opportuno, neanche per completare opere in corso, per non sforare certi limiti all'indebitamento nazionale imposti dalla burocrazia  europea. E' ad esempio il caso del Comune di Olbia  al quale erano stati negati lavori con fondi propri per proteggersi dai rischi connessi con le avversita' atmosferiche, puntualmente poi verificatesi nel novembre 2013, con i maggiori costi legati alla conseguente emergenza.
situazione debitoria verso le imprese fornitrici di beni e servizi- si parla di crediti verso lo Stato dell'ordine di 70 - 100 miliardi di euro, la cui insolvenza, detta insistentemente "default" - dal giornalismo cartaceo e televisivo (forse per maggior chiarezza ?)- genera un contributo sostanziale allo stallo dell'attivitá produttiva, rendendo cosi' aleatoria ed assai piu' difficile la "crescita", invocata dai sindacati e dagli stessi governi,i quali ultimi pero'  hanno contribuito al contrario  a strozzarla con la propria inerzia ed in assenza di  coercitivi controlli sulla spesa corrente.Anche in questo caso, di urgenza estrema,i declamati vincoli europei consentivano ai governi di rinviare alle calende greche l'assolvimento di un preciso obbligo contrattuale e cioe' quello di pagare con regolarita' forniture e servizi', liberamente contrattati.
Si puo' proseguire senza fine in questi esempi di cui offriamo qui di seguito alcuni ulterori esempi di gratuita' nell' uso dell'inglese:
election day ( data del voto) , day hospital ( ambulatorio), call center ( centralino), rush ( corsa finale, verso la formazione di un governo o verso la chiusura della campagna elettorale),Italy's got a talent(programma tv derivato da"America's got a  talent"), summit (vertice).
Indubbiamente l'inglese ha il pregio della brevita' dei suoi vocaboli, particolarmente di quelli di origine celtica, che sono spesso dei mono sillabi, ad esempio : week end (due sillabe) contro fine settimana ( sei sillabe), tank( una sillaba) contro carro armato (5 sillabe), skill (una sillaba) contro specializzazione(6 sillabe), il che agevola la tendenza ad inserire dei vocaboli inglesi nell'italiano, anche per il fatto che spesso i neologismi provengono da aree di lingua inglese, il che ne favorisce la comprensione in tutto il mondo.
Gioverebbe pero' non dimenticare - per evitare la sensazione dell'inquinamento della nostra lingua - che la diffusione mediatica delle notizie non dovrebbe trascurare la corretta traduzione in italiano dei termini usati, a beneficio del grande pubblico, che nella media ha tuttora una scarsa o nulla  familiarita' con l'inglese ( ed in alcune aree  anche  con l'italiano).
Da ultimo per battezzare una nuova tassa italiana allo studio , che accorpi l'IMU e la tassa di raccolta rifiuti, qualcuno in tv si e' affrettato a denominarla " service tax ", come se in Italiano non esistesse un termine di pari chiarezza.
In conclusione dobbiamo dare per scontata, con rammarico, la soverchiante diffusione di termini inglesi nella nostra lingua - dovuto in parte alle sue peculiari caratteristiche ed in parte ad un diffuso nostrano orientamento anglofilo  - e sarebbe quindi insensato propugnarne l'ostracismo.
Ecco esempi di inquinamento mediatico:
a -la nave Concordia sta per subire la "winterizzazione", cioè un allestimento a protezione del relitto dalle avversità meteo invernali.
b- il premier Letta partecipa a Siena ad un "workshop" sul tema dell' "welfare".
Del resto, per consolarci, alcune parole italiane sono anche presenti nell'inglese, come ad esempio: pizza, pasta, fiasco (nel senso di insuccesso), imbroglio, nostalgia, mafia, etc., fenomeno di compenetrazione linguistica favorito dal crescente intreccio dei rapporti internazionali, in cui molti  termini originati da svariate lingue sono divenuti patrimonio comune, come ad esempio: tsunami, kamikaze (giapponese), blitz  (tedesco), golpe (spagnolo), troika (russo),robot (ceco).
Cordiali saluti
22.11.13
Rino Palmieri

giovedì 23 gennaio 2014

VEICOLO DI ODIO O DI AMORE?

Non sembra azzardato ne' blasfemo ritenere che le religioni derivano tutte da una esigenza tutta umana per il soprannaturale, determinata dal bisogno della protezione da parte di un Ente superiore ed onnipotente che nelle varie lingue corrisponde al nome di Dio,unico o plurimo,dal quale si attende oltre alla protezione dalle avversita' terrene anche la difesa da una legge naturale che e' la legge del piu' forte, alla quale soggiace tutto il creato a garanzia della sopravvivenza contro il rischio dell'estinzione.
Difesa che nasce da una esigenza tutta umana di uguaglianza, un criterio - a ben vedere - contro natura, volto a realizzare l'esigenza di uguaglianza mediante la difesa del piu' debole, meno dotato dalla natura delle difese proprie del più forte.L'esercizio di tale difesa , arduo - come vedremo - sulla terra, viene rimesso alla divinità, alla quale si pensa di attribuire delle capacita'-appunto soprannaturali- di intervenire sulla terra, ma in ogni caso di poter equilibrare le sorti dei più deboli, e cioè dei meno favoriti dalla natura - che appare un pó sbadata ai nostri occhi - mediante una vita compensativa,ovviamente eterna, nel mondo sovrannaturale,vissuta in continuo contatto con la divinità e pervenendo a quella felicità, che e' mancata sulla terra.
I malvagi - cioè quelli favoriti dalla natura - non credano di farla franca: se non si pentono - per aver, loro malgrado, obbedito alla legge di natura - per loro è assicurata la punizione eterna, che per i cristiani è il fuoco perpetuo, alimentato da un angelo del male,chiamato diavolo, l'unico con l'occupazione garantita in eterno.
In sostanza le religioni nascono da un sentimento di ribellione contro la legge naturale del piu' forte, ribellione che porta alla fantasiosa costruzione di una organizzazione virtuale soprannaturale che vegli a protezione dei deboli, unica garanzia di giustizia, la vera religione che dovrebbe governare, a prescindere dalla natura, la vita di tutta l'umanità.
Ed è da un sentimento di ribellione che nasce, tra le altre religioni, quella cristiana. La ribellione di un popolo fortemente coeso da un profondo sentimento religioso monoteista, quale quello israelita, rivolta contro l'occupazione romana, la quale era considerata espressione del male, provenendo da un impero vincente perchè, seguendo la legge del più forte, si era imposto su altri popoli - nelle condizioni storiche in cui si era sviluppato - mediante l'impiego sistematico,cioe' organizzato sapientemente, della prevaricazione, del saccheggio e della violenza in generale.
In assenza dell'improbabile intervento sovrannaturale, l'esigenza della difesa del piu' debole - in applicazione dell'innato criterio umano di giustizia- ha trasformato nel tempo la religione,da quello che doveva essere un sentimento interiore di fede su qualcosa di indimostrato, in un fattore di coagulo interno al singolo popolo, per lo piu' gia' unito dall'uso della stessa lingua, questa derivante da spontanea aggregazione di dialetti affini.
Questo fenomeno non ha portato pero' allo sviluppo di quella solidarieta' che avrebbe favorito la difesa del debole, bensi' ha contribuito nei millenni a confermare la validita' della legge naturale del piu' forte , comportante lotte fratricide tra i componenti del genere umano, esso stesso gia' piu' forte rispetto alle altre creature della terra - per essere stato favorito dall'evoluzione in una superiore predisposizione ed intelligenza .
La storia dimostra che le religioni finora non sono state affatto un veicolo di pace, ma un mezzo di sopraffazione, avendo in effetti contribuito a catalizzare le lotte fratricide, in nomine Domini, contro la presunta incarnazione del male, personificata nel diverso, per lingua e religione.
Pensiamo per esempio ai sacrifici in uomini e mezzi per conquistare alla Cristianita' la Terra santa dove era trascorsa la breve vita di Cristo,e che era stata occupata da popoli arabi dopo la cacciata degli ebrei a seguito della repressione di Tito, questa avvenuta piu' di mille anni addietro. Quelli che furono denominati Crociati affrontarono allora sacrifici durati alcuni secoli, immani e non coronati da successo, assumendo - all'occhio di chi giudica oggi - il carattere di una follia, promossa dai papi elargitori di indulgenze, che intendevano cacciare da quella Terra i profanatori del suo sacro suolo, e cioe' i fedeli di una religione, quella islamica, derivata da quella cristiana seicento anni dopo la venuta di Cristo, e percio' stesso infedeli, da cacciare all'inferno.
Innumerevoli sono i casi, disseminati nella storia, di intolleranza religiosa, di processi inquisitori, di torture, di stragi.
Un esempio di intolleranza storica e' quello che si rinviene su incisioni in latino - visibili su basamenti di alcuni obelischi romani, rimessi in piedi in epoca rinascimentale - dalle quali si apprende che tali monoliti - recuperati tra le rovine della Roma antica - erano stati dedicati in origine, dagli egizi, all' empio culto del Sole.
Ancora oggi, nel riferire casi di cronaca nera, in particolare di massacri, si accenna piu' spesso, anziche' alla nazionalita' dei contendenti, alle loro qualifiche religiose : cristiani contro musulmani e viceversa, musulmani sciiti contro musulmani sunniti e viceversa, lasciando intendere che trattasi di scontri tra fazioni religiose. Se fosse una realta', costituirebbe la testimonianza di un intruppamento religioso che nulla avrebbe a che fare col desiderio del soprannaturale, come fonte di speranza a compenso dei patimenti terreni.
Poiche' il desiderio del soprannaturale e' un'esigenza interiore del singolo individuo, esso non si dovrebbe prestare ad organizzazioni che - per giustificare la propria esistenza - prescrivano ai fedeli ( detti anche credenti) arbitrari comportamenti, che condizionino la liberta' dell'individuo, ignorando le leggi umane che tendono a consentire la pacifica convivenza, nel reciproco rispetto.
Tali organizzazioni per secoli hanno influenzato le strutture civili, comminando ai dissidenti sanzioni quali quella cristiana della scomunica , che non era una semplice uscita da un partito, ma si rifletteva indebitamene sulla vita quotidiana ( es.: condanna all'inferno, e prima ancora al rogo) a causa della obbedienza popolare a canoni religiosi di dubbia validita', canoni che si pretendeva fondati su singolari apparizioni e su cosiddette sacre scritture per mezzo delle quali, si assicurava, Dio ha parlato all'umanita' per bocca di interpreti, chiamati anche profeti, arbitrariamente inducendo a folleggiare su improbabili intralci e limitazioni alla onnipotenza divina, in fatto di pubbliche relazioni dirette.
Dio oggi piu' verosimilmente,per rivolgersi ai credenti cattolici, usa come interprete il Papa,Vicario di Cristo, il quale di recente ha affermato che Cristo, figlio di Dio, alla fine perdona tutti: buoni e malvagi. Questa affermazione suscita perplessita' perche' sembra attribuire a Cristo una incapacita' di giudizio poco convincente: non si riesce infatti ad immaginare che all'inferno soggiornino solo Hitler e pochi altri.
E' facile constatare - a chi ha la mente sgombra da pregiudizi - che nulla impedisce a ciascuno di noi di pensare ad una vita soprannaturale che ci tocchi al termine di quella naturale.Nulla impedisce di pensare che la vita soprannaturale si conquisti facendo opere di bene a favore dei meno fortunati, alleviando sofferenze, provocando sorrisi di gratitudine ed infine suscitando l'amore del prossimo.
Ma il colloquio con Dio non puo' che essere diretto e personale.
L'organizzazione umana non deve servire ad organizzare altro che le opere di bene che siamo disposti a fare,in gruppo meglio che da soli, ma non ad esercitare la mediazione con Dio. Il sacerdote che officia la Messa non esercita una intermediazione, in genere non richiesta, ma si pone invece come guida nella supposizione di poter offrire ai fedeli un piu' efficace modo di pregare, e suggerendo,da una generazione all'altra, le orazioni piu' adatte, le cui formule sono collaudate da usi secolari.
Siccome le guide sacerdotali devono a loro volta essere guidate da un leader , equiparabile, in un complesso musicale, ad un direttore d'orchestra, si spiega cosi' la funzione accentratrice del Papa nella Chiesa cattolica , o dell'Archimandrita in quella ortodossa, depositari delle liturgie che accomunano i credenti.
"Ora et labora" era il motto di S.Benedetto. "Prega e lavora" tradotto dal latino.
E' evidente che il lavoro costituisce la parte preponderante dell'attivita' di un fedele, avendo infinite possibilita' applicative, mentre al contrario la preghiera apparendo naturalmente ripetitiva rischia di rivelarsi scarsamente efficace per la divinita' addetta all'ascolto. Il lavoro invece, per le guide religiose, e' lo sbocco naturale quando si rivolga ad opere di solidarieta' per i piu' deboli ed al dialogo tra le religioni.
Per venire al concreto, si potrebbe immaginare come possibili delle assemblee plurireligiose, dai cattolici dette concistori, dove al di la' dei temi teologici, su quali e' facile immaginare sterili irrigidimenti delle varie fedi, si affrontassero invece temi di solidarieta',da applicare alle fedi stesse innanzitutto e da rivolgere poi verso le popolazioni mondiali indigenti, coinvolgendo gli esponenti del potere laico di ogni angolo del mondo,per la concreta organizzazione delle iniziative, sulle quali si sia trovato un comune sentire.
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Sarebbe qualcosa di nuovo e sicuramente di maggior peso di qualunque dibattito promosso nel mondo laico, dove finora le presenze di esponenti religiosi sono apparse marginali.
Sarebbe grande poter constatare che finalmente le religioni - divenute solidali -rappresentano un veicolo d'amore e non piu' di odio, come la storia - purtroppo - ha finora dimostrato.

10 gen 2014




   


EURO OPPURE LIRA?

Alcuni politici da qualche tempo sostengono la necessita' di ricorrere ad un referendum per decretare il  mantenimento dell'euro oppure il ripristino della lira.

Si ripeterebbe l'iniziativa emozionale che porto' a suo tempo al fermo dell'attivita' nucleare sotto la spinta del disastro di Chernobyl e cio' non solo sotto  l'aspetto del suo impiego per la generazione dell'energia elettrica, ma anche come sospensione dell'attivita' produttiva dei relativi impianti, con conseguente perdita del know how tecnologico e con negativo riflesso sull'occupazione e sul prestigio industriale italiano, in un settore largamente rivolto all'esportazione.

Considerata la complessita' della materia tale referendum avrebbe dovuto coinvolgere soltanto scienziati e noti conoscitori della disciplina come ad esempio taluni professori universitari, evitando di raccogliere risposte puramente emotive da  votanti privi di qualunque conoscenza utile per una decisione ponderata.

Tant'e' che la risposta negativa,  nata dal convincimento che cosi' ci si sarebbe liberati dal rischio della radioattivita' derivabile da incidenti di centrale, tale risposta  negativa ha sorvolato - per colpa dei politici alla ricerca del facile consenso - sulla prospettiva che tale temuto  rischio   sopravvivesse inalterato alla nostra cessazione dell'attivita' nucleare.
Infatti l'Italia oggi e' circondata in prossimita' delle proprie frontiere da centrali nucleari francesi e slovene, dalle quali per ironia importiamo cospicue forniture di energia elettrica.

In definitiva tale improvvido referendum si e' trasformato in un suicidio economico nazionale, quali che siano le obiezioni degli ambientalisti.

Questa lunga premessa avrebbe lo scopo di evidenziare l'analogia che il ventilato referendum sull'euro presenta rispetto a quello sul nucleare di alcuni decenni  addietro.

Anche in questo caso l'elettore ordinario non ha alcun elemento per auspicare - e quindi decidere col proprio voto - sull'uscita o meno del Paese dall'area dell'euro. Decisione che nemmeno i parlamentari sono in grado di assumere se si lasciano influenzare dagli indirizzi delle centrali partitocratiche.

E' utile ricordare che nel 1983 il marco valeva 576 lire e nel 1995  valeva 1275 lire, crescendo di valore ad una media di circa 60 lire/anno. Con l'introduzione del 30.1.1999 dell' euro a 1936,27 lire, il marco e' stato ricondotto a 990 lire rendendolo piu' competitivo rispetto a quanto ci si aspettasse e restando favorito nei cambi, rispetto alla lira ed alle altre monete, e rispetto al quinquiennio precedente.

In conclusione la svalutazione strisciante della lira rispetto alle altre monete(dollaro USA 625 lire nel 1960, 1765 nel 1995,1701 nel 1999 all'introduzione dell'euro),svalutazione che ne sosteneva il commercio estero, e'cessata del tutto essendo l'euro rimasto a valore sostanzialmente costante rispetto alle altre monete nell'arco di un quindicennio.

In questo arco di tempo si e' man mano affievolita , divenendo sempre piu' utopica, la speranza che la coscienza nazionale che la lotta commerciale con la Germania ci avrebbe costretto a continui arretramenti, se questa novita' dell'euro non svalutabile non ci avesse dato una scossa ed una reazione d'orgoglio per competere con la Germania su altre basi: abbandonando le ideologie,lo strapotere di partiti e sindacati,l'assenza di controlli sia sulla spesa che sui comportamenti dell'apparato statale, l'odio per l'imprenditoria ,le posizioni di comando nelle mani di raccomandati quasi sempre di estrazione partitica o meglio    autentici  delegati di partito, le minoranze attive intimidite  dal potere costituito che si e' persino impunemente sottratto per anni al dovere di pagare regolarmente le forniture,avallando analoghi comportamenti in campo privato.

Questa salutare reazione non c'e'  stata finora: il debito pubblico e' andato in
passando - in miliardi di euro - da 1.513 del  2005 (106% del PIL) a 2.068 del nov.2013 (130% del PIL), mentre i prodotti tedeschi sul mercato italiano appaiono sempre piu' competitivi, al punto che si e' affermato piu' volte che la Germania e' considerata la Cina dell'Europa.

Se la conclusione dovesse essere che la lezione dell'euro  non e' servita,  conviene che si ripristini la lira svalutabile, per stabilizzare una economia in declino, legata alle proprie tradizioni, e che scivola lentamente tra i paesi del terzo mondo a sostituire quelli che ne stanno uscendo.

Ma se nulla dovesse accadere, restando cioe' nell'euro: o ci diamo la scossa necessaria o dovremo subire il duro commissariamento da parte della Troika costituita da: Commissione Europea,Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale, in spregio all'orgoglio nazionale, come avvenuto del resto per l'Irlanda,la Grecia e Cipro, ogni paese con la sua problematica specifica.

Un referendum popolare sul destino dell'euro appare del tutto inopportuno, perche' esso destino e' nelle mani nostre  cioe' della classe dirigente  che a vario titolo ci rappresenta,se matura  un concorde senso di responsabilita'  e la volonta' di introdurre nuove regole di comportamento.

Utopia?  Forse no.

Cordiali saluti.

Rino Palmieri

24 nov 2013

sabato 11 gennaio 2014

VEHICLE OF HATRED...

THE MEANING OF RELIGIONS
It does not seem daring or blasphemous to believe that all religions derive from a very human need for the supernatural , determined by the need of protection by an upper body and omnipotent Being, in different languages corresponding to the name of God, the one or plural , from which is expected, in addition to protection from earthly adversities, also the defense from a natural law that is the law of the stronger , which underlies all the creation to guarantee survival against the risk of extinction.
Defense that arises from a requirement wholly human of equality , criterion - in hindsight against nature - aimed at creating the need for equality, through the defense of the weaker, less gifted by nature 's own defenses of the stronger. The exercise of this defense , difficult - as we shall see - on earth, is put to the deity , which is expected to have the capacity - just supernatural - of intervening on the earth , but - in any case - to be able to balance the fate of the weak , and ie of the less favored by nature - nature being a bit careless in our eyes - by a compensatory life , of course eternal in the supernatural world , living in constant contact with the divinity and achieving that happiness , failed on earth.
The wicked - ie those favored by nature - must not believe they get away with it if they do not repent - having , in spite of themselves , obeyed the law of nature - as for them is assured eternal punishment , which for Christians is the perpetual fire , fed by an evil angel , called the Devil , the one having the employment guaranteed forever.
Basically religions stem from a feeling of rebellion against the natural law of the more strong , imaginative rebellion that leads to the construction of a virtual organization to watch supernatural protection of the weak , the only guarantee of justice , the true religion that should govern, regardless of the nature , the life of all mankind.
And it is a feeling of rebellion that arises , among other religions , the Christian one. The rebellion of a people strongly cohesive by a deep religious monotheistic feeling , the Israelite, against the Roman occupation, which was considered an expression of evil , coming from an winning empire because , following the law of the strongest, it had imposed on other peoples - in the historical conditions in which it developed - by mean of the systematic use , expertly organized , of abuse , looting and violence in general.
In the absence of the improbable supernatural intervention , the need for defense of the more weak - in accordance with the innate human standard of justice - has transformed, over time, religion , from what was supposed to be an inner feeling of faith on something unproven , into a factor of clot inside the single people , mostly already united by the use of the same language , this resulting from spontaneous aggregation of related dialects .
This phenomenon did not lead , however, to the development of solidarity in assistance and defense of the weak , but rather has helped - over thousands of years -to confirm the validity of the natural law of the more strong , involving fratricidal strife between the components of the human race , itself more strong compared to the other creatures of the earth - been favored by evolution into a higher predisposition and intelligence.
History shows that religions so far have not been at all a vehicle for peace , but a means of oppression , having in fact helped to catalyze the fratricidal conflicts, in nomine Domini, against the alleged incarnation of evil, personified in the different ,both in language and religion.
Think for example of the sacrifices in men and means to conquer to Christianity the Holy Land where Christ had spent his own short life , and which had been occupied by Arab nations after the expulsion of the Jews as a result of the repression of Titus, this occurred more than a thousand years before. Those who were called Crusaders faced then sacrifices lasted several centuries , huge and unsuccessful , taking on - to the eye of the judges today - the nature of a madness , promoted by the popes, givers of indulgences , who wanted to chase from the Holy Earth the profaners of its sacred soil , that is the followers of a religion, Islam , derived from the Christian one six hundred years after the coming of Christ , and therefore considered infidels , to hunt in hell.
There are countless cases, scattered in the history, of religious intolerance ,inquisition processes , torture , massacres . Even today news reporting cases of crime speak often , instead of nationality of the contenders , of Christians against Muslims, and vice versa , of Shiite Muslims against the Sunni Muslims and vice versa , etc.,demonstrating a religious regimentation that has nothing to do with the individual desire of the supernatural, as a source of hope for the remuneration of earthly suffering .
Since the desire of the supernatural is an inner need of the individual, it should not lend to organizations requiring- to justify their existence - the faithful (also called believers) arbitrary behaviors , which condition the freedom of the individual , regardless of the human laws aimed at ensuring the peaceful coexistence, in reciprocal respect.
These organizations have for centuries influenced the civil structures , imposing sanctions to dissidents, such as the Christian excommunication , which was not an easy exit from a party, but unduly reflected on daily life (eg: condemnation to hell , and -even before- the stake ) because of popular obedience to religious canons of doubtful validity ' , which was claimed to be based on singular divine appearances and so-called holy scriptures by which , it was assured , God has spoken to humanity by the mouth of interpreters, also called prophets , arbitrarily inducing a frolic of improbable obstacles and limitations to the divine omnipotence , in terms of direct public relations .
To day God more likely turns to Catholic believers , using as interpreter the Pope , the Vicar of Christ, who recently claimed that Christ, the Son of God , in the end forgives all : good and evil . This statement raises concern because it seems attributed to Christ an unconvincing inability of judgment : in fact it is difficult to imagine as residing in hell only Hitler and a few others.
Everyone can safely admit that nothing prevents each of us to think of a supernatural life that touches us at the end of the natural one.Nothing prevents from thinking that supernatural life is gained by doing good for the less fortunate , alleviating suffering , causing smiles of gratitude and finally attracting the love of neighbor.
But the conversation with God cannot but be direct and personal .
The human organization must not be used to organize other that the good works that we are willing to do, as a group rather than alone , but not to engage in mediation with God.
The priest who officiate the Mass does not exercise a brokerage, generally not required , but instead arises as a guide in the supposition to offer the faithful a more effective way of praying , suggesting , from one generation to another , the prayers more suitable , whose formulas are proven for centuries.
Since the priestly guides must in turn be guided by a leader, as it is, on an orchestra , a conductor , so it is justified the centralizing function of the Pope in the Catholic Church , or of the Archimandrite in the Orthodox Church.
"Ora et labora" was the motto of St. Benedict , " Pray and Work " translated from Latin.
It 'clear that the work is the preponderant part of a faithful , having endless possibilities of application , while, on the contrary, prayer is likely to appear naturally repetitive and not funny for the god charged of listening. The work for religious leaders is the natural outcome when oriented to jobs of solidarity for the most weak and activities of support for harmony among religions.
To come to the concrete, we might imagine as possible multi-religious assemblies , also called consistories , where beyond the theological themes - on which is easy to imagine sterile stiffeners of various faiths - would be examined themes of solidarity ' , to be applied between faiths themselves first, and then turned to the world's needy populations , involving representatives of the secular power to every corner of the world, for the practical organization of the initiatives , on which has been found harmony .
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It would be something new and certainly the most weighty of any debate promoted in the past in secular world , where the presence of religious leaders have been often marginal .
It would be great to see that finally religions - become jointly solidary - could be seen as a vehicle of love and no longer of hatred , as history - unfortunately - has so far proved.
 January 10, 2014
Rino Palmieri

domenica 14 aprile 2013

LA FIDUCIA IN POLITICA


La fiducia e' un sentimento trattato dalla Costituzione, quando recita all'art.94 che il governo appena costituito deve avere la fiducia delle due Camere, presentandosi entro dieci giorni dalla sua formazione.
Ma fiducia in che? Ed in chi?

Poniamoci nei panni di un deputato eletto di recente che e' chiamato a dare un voto di fiducia ad una squadra di sconosciuti, guidata da un premier che in nome della squadra chiede la fiducia per tutti i suoi membri, persone di provenienza assortita e conosciute nel migliore dei casi per sentito dire.

Che fiducia accordare? Il premier non avrebbe bisogno di alcuna fiducia formale essendo stato scelto dal Presidente della Rebubblica a seguito di una procedura conforme al dettato costituzionale. I ministri sono stati scelti con laboriose trattative all'interno della maggioranza precostituita.
Il parlamentare quindi è chiamato semplicemente a ratificare le scelte del premier e cioè quelle scelte che sono state dettate al premier dalla coalizione di partiti che ne ha autorizzato la nomina presidenziale.

In altri termini il voto di fiducia del singolo parlamentare è l'espressione di un voto di obbedienza e non di libera individuale determinazione, e deriva dall'inespresso ma implicito suggerimento del suo gruppo: vota tranquillo, merita la tua fiducia, è del tuo partito.

Tanto basta per poter affermare che la fiducia prescritta dalla Costituzione per il nuovo
governo, alla sua prima apparizione in parlamento, è del tipo senza vincolo di mandato,  com'è insito nella parola stessa e com'è riconosciuto allo stesso parlamentare dal suo elettore, ma ha in più l'aspetto di un atto d'obbligo del parlamentare ad approvare tutti i provvedimenti legislativi che saranno presentati dal governo, in quanto espressione della maggioranza cui egli ha aderito.
E' come assicurare il governo: vai tranquillo,ti puoi fidare di me, puoi contare sul mio voto futuro,in ogni circostanza (finché regge la maggioranza . ..)

La conclusione logica, su questa impostazione irrazionale della fiducia al governo, induce a sostenere la tesi che il parlamento non dovrebbe avere il compito di esprimere fiducia o sfiducia su chicchessia, ma solo quello di approvare o respingere, motivatamente, i provvedimenti proposti dal governo o promossi dai propri membri.

Se tale compito fosse assolto in piena autonomia individuale,cioè con voto segreto' potremmo dire di trovarci in regime di democrazia, se invece tale compito viene esercitato sotto l'influenza di una segreteria di partito saremmo - come siamo - in regime di partitocrazia, con la benedizione della Costituzione, cosi come elaborata dai Padri costituenti.

Alcuni tentativi del passato, da parte del Parlamento, di sfiduciare un singolo ministro - sono rimasti allo stadio di tentativo, se ricordiamo bene, apparendo piuttosto come velleitarie manifestazioni di vendetta politica, che come credibili procedimenti di carattere giudiziario.
Problema di sfiducia, peraltro, che in caso di obiettiva esigenza avrebbe ben più semplice soluzione, qualora il ministro in ballo fosse stato selezionato,per la formazione del governo, anzichè dalla coalizione, direttamente dal premier tra soggetti qualificati, ma estranei al parlamento, ai quali sarebbe stato applicabile il licenziamento per la perdita di fiducia da parte imprenditoriale, come previsto nei contratti dei dirigenti di aziende private.

L'art.95 della Costituzione aggiunge che i ministri sono individualmente responsabili degli atti dei rispettivi ministeri. Sorge spontanea la domanda: responsabili? D'accordo, ma nei confronti di quale autorità? Del premier? Del parlamento? Della magistratura?

Responsabili al premier? Nel regime di partitocrazia attuale i ministri sono esponenti di partito.Il premier non può adottare sanzioni, quando occorresse, per ribadire la disciplina di squadra, pena complicazioni politiche che possono arrivare fino al dissolversi della coalizione di supporto.

Il premier finisce così per essere imbalsamato in una funzione notarile di presa d'atto di quanto decide il Consiglio dei ministri, ma ministri che non agiscono nella veste di esecutori di un esecutivo, dove è il premier che dirige, bensì nella veste di ministri plenipotenziari nel significato originario di delegati di potenze contrapposte ma alleate, cioè dei partiti di maggioranza, alla laboriosa ricerca di punti d'accordo per poter partorire proposte di leggi e di decreti che siano di pronta approvazione da parte della maggioranza politica che i suddetti "parlamentari" rappresentano.

Il che non è esattamente il tipo di attività che un governo detto "esecutivo" dovrebbe svolgere agli ordini del premier, designato come capo degli "esecutori" e cioè responsabile della funzionalità di un organo decisorio quale dovrebbe essere un vero governo, che rispecchi cioè tale definizione.

Responsabili i ministri nei confronti del parlamento? I pochi tentativi di sfiducia individuale 
di cui si è fatto cenno lasciano pensare all'insostituibilità del premier come giudice del comportamento dei membri del governo gerarchicamente a lui sottoposti, salvo che per comportamenti penalmente rilevanti. L'estromissione dal governo dovrebbe restare comunque un atto di spettanza del premier, basato sulla caduta di fiducia di quest'ultimo nella idoneitá del soggetto, corroborata, anche e non solamente, dalle risultanze processuali.

Infine la responsabilità disciplinare del ministro non potrebbe far capo alla magistratura, se non altro per principio, stante la reciproca indipendenza connessa alla divisione costituzionale degli organi principali dello Stato.

Abolire la partitocrazia a favore della autentica democrazia è una delle riforme piû importanti da realizzare, sarà pura utopia, dato che non se ne parla, forse perché la presa sul potere da parte di maggioranze precostituite è piû forte di qualunque etica politica.

Dà conforto però constatare che nel nuovo parlamento di alzano voci di contestazione della partitocrazia e contrarie alle maggioranze precostituite che ci costringono a vivere nella loro disordinata ed inconcludente dittatura, come dimostrato nella storia degli ultimi decenni.

Cordiali saluti.

Rino Palmieri
rinopalm.it
14 aprile 2013

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martedì 5 marzo 2013

SERVE UNA FIGURA NUOVA IN POLITICA

Il risultato delle elezioni politiche 2013, nel creare un sostanziale equilibrio tra le forze politiche principali, ha messo in evidenza, anzi ha confermato, l'incapacità dei partiti di trovare accordi nel superiore interesse nazionale, nonostante che esso appaia come la comune ostentata preoccupazione principale.

D'altra parte si tratta delle stesse facce, quelle s'intende degli esponenti più in vista, esponenti che hanno finora dimostrato alta capacità polemica, mentre però sembrano tutti in difficoltá nel trovare la soluzione ai problemi: vedasi ad esempio la modifica della legge elettorale, il conflitto d'interessi, il lavoro per i giovani, l'abolizione delle provincie,il dimezzamento dei parlamentari, etc.

Ciò dimostra, se mai ve ne fosse stato bisogno, la spiccata attitudine della classe politica ad agitare i problemi , nella dimostrata incapacità a trovare soluzioni.

Tale impostazione nasce forse dal timore che la soluzione eliminerebbe sí il problema, ma toglierebbe di mezzo anche chi vi ha contribuito, privato della marcata visibilità di cui poteva fruire, agitando il problema .

Se fosse veramente cosí, vi è poca speranza che i problemi italiani trovino una soluzione in tempi ragionevoli.

Occorre allora che emergano facce nuove che dicano cose nuove, che dicano esattamente tutto ciò che occorre fare per tentare l'alleggerimento della crisi e non semplicemente quello che la gente vuol sentirsi dire.

Quante sono le domande che non trovano risposta:

1- Perché nei paesi europei mediterranei le economie sono più deboli,la loro bimillenaria civiltà mal si adatta alla competizione con le economie del nord europa?
2- Perché pochi investitori esteri trovano appetibile mettere radici in Italia?
3- Perché tutti i politici invocano il lavoro senza precisare come crearlo e senza preoccuparsi di sviluppare un clima favorevole all' iniziativa imprenditoriale?
4- Perché i sindacati non sono confinati nelle singole aziende, anziché dilagare nelle piazze,comportandosi come muscolosi partiti extra-costituzionali?
5 - Cosa fare quando le aziende delocalizzano, portando via quel lavoro cosí vanamente invocato dai politici?
6 - E cosí via. . .?

Una faccia nuova sembrava essere quella di Grillo, nuova quando osteggia la formazione di maggioranze precostituite, ma vecchia quando si abbandona a dichiarazioni plebee di ostilitá e di incongruenza, tali da mettere a rischio la propria credibilità.

Una faccia nuova - a voler ben guardare -esiste, a modesto parere di chi scrive: una faccia che ha giá dimostrato capacità di intervento e sensibilità politica non comune.

E' quella di Giorgio Napolitano la faccia nuova,a volerlo credere, al quale sono da riconoscere con il golpe Monti - riuscito solo parzialmente, ma non per sua colpa - insospettate capacità di intervento nell'agone politico, unite all'ineguagliato prestigio di cui gode nel contesto internazionale.

Un uomo che, al cessare dell'incarico presidenziale, potrebbe dare rinnovato impulso all' esperimento, finora non proprio entusiasmante del pur volenteroso governo Monti, per realizzare in un periodo di due- tre anni - forte del proprio prestigio e con l'aiuto di un governo di tecnici, nella veste di vero e proprio cincinnato - tutte quelle iniziative necessarie e che difficilmente sarebbero varate da parte di partiti ingessati dalle loro contrastanti esigenze di visibilità mediatica.

Un uomo che non può non trovare l'unanimità della classe politica, anche quando ponesse la condizione di non esser vincolato dal voto parlamentare, come era accaduto al contrario per il governo Monti, e ciò per tutta la durata del suo speciale mandato salva Italia.
Al termine del quale avrà un senso riaprire le urne.

Una utopia ?

Berlusconi,Bersani e Grillo: siate concordi nel proporlo, riconoscendovi il superiore interesse del Paese

Napolitano: senza riguardo alla la Sua rispettabile età, il Paese ha ancora bisogno della Sua guida.

www.rinopalm.it

ITALIA ingovernabile?

Il giorno dopo le consultazioni elettorali emerge una situazione di ripartizione dei voti in tre parti pressoché uguali tra i partiti in lizza più importanti: il PD, il PDL e il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo,una nuova formazione contestataria, questa, il cui orientamento ai fini della formazione di un governo che poggi su di una maggioranza precostituita costituisce un problema per lo stesso leader, sorpreso per l’inatteso successo elettorale.

Resterebbe però praticabile - all’occhio di chi si sente estraneo ai bizantinismi della politica - anche l’alternativa della formazione di un governo, formato dal partito che abbia conquistato la maggioranza relativa - che al momento sui dati definitivi sembra essere il PD - e che possa reggersi su maggioranze di volta in volta acquisite sui singoli provvedimenti che vengano sottoposti all’approvazione del Parlamento.

In questo senso sembra che si sia pronunciato Beppe Grillo, respingendo tuttavia in termini offensivi (dai giornali: un morto che parla) il tentato approccio di Bersani, in cerca di sintonie politiche, e soffocando così quel fondo di serietà che dovrebbe caratterizzare i comici autentici.

Questa alleanza preventiva con altri partiti al fine di costituire un governo che guadagni subito la benedizione parlamentare, e ciò in un clima di diffusa confusione politica, questa alleanza non sembra – a guardar bene - avere alcun senso, perché sarebbe basata sul nulla, in assenza di programmi che non siano una semplice enunciazione di principi.

Se dovesse reggere tale impostazione, si potrebbe alimentare la speranza utopistica di allontanare il rischio della dittatura da parte di una maggioranza precostituita ed invariabile, rischio cioè di dare origine alla radicalizzazione della lotta politica in parlamento tra fronti opposti, come avvenuto quasi sempre nei governi delle passate legislature.

Il segretario del partito vincente ha sicuramente il titolo per chiedere al Presidente della Repubblica l’autorizzazione a formare un governo. Con quale criterio scegliere i ministri? Il designato premier dovrebbe prendere coraggio, seguendo le orme tracciate dal premier uscente, e cioè scegliere persone selezionate da lui stesso in funzione degli incarichi da conferire, tecnici si direbbe oggi, gente alla quale si possa riconoscere un’alta dose di buon senso e capacità manageriali non comuni.

Non dovrebbero entrare nel governo, per principio, dei politici, che - assumendo inevitabilmente la rappresentanza dei partiti in lizza - si renderebbero, per farla breve, inamovibili. La licenziabilità dei ministri dovrebbe invece essere un punto fondamentale di tale governo, che non a caso si chiama anche “ esecutivo”, in cui – perciò stesso – dovrebbe prevalere l’azione, la cui responsabilità dovrebbe comunque ricadere esclusivamente sul Premier.L’azione del politico eletto dovrebbe limitarsi esclusivamente all’espressione di un voto motivato, escludendo manovre sulle leve di potere, riservate al Premier ed agli specialisti dallo stesso appositamene designati e controllati. Utopia?

Il governo dovrebbe inoltre presentarsi in Parlamento non per riscuotere preventivamente la cosiddetta “ fiducia”, ma semmai per la doverosa presentazione dei componenti, e come atto di riguardo e di saluto per i neo-parlamentari, rappresentanti del popolo.

Non si vede in questo ipotetico quadro l’utilità di ricercare un preventiva alleanza, di dubbia impronta democratica, tra partiti più o meno affini od addirittura in reciproca opposizione: il Premier promuove il programma a cui ha dato corpo durante la campagna elettorale, tiene nel dovuto conto le istanze avanzate dai vari partiti rappresentati in parlamento, e mette a punto il programma definitivo. Segue la fase in cui il premier con l’ausilio dei ministri da lui nominati “ esegue il programma” con lo studio e la promulgazione di disegni di legge da sottoporre all’approvazione del Parlamento.

E’ evidente che il Premier avveduto non avendo una maggioranza precostituita dovrà sondare il terreno di volta in volta per capire se sul particolare tema, che si propone di mettere in discussione, esiste la probabilità che si formi una qualsiasi maggioranza, adottando opportune tecniche di consultazione .

L’incertezza politica che ha contraddistinto la fase terminale del governo Berlusconi - e che continua a persistere dopo l’esperimento del governo Monti - sembrerebbe offrire il momento adatto per rivedere l’impostazione dei dibattiti parlamentari, al fine di evitare in via definitiva che attraverso la formazione di alleanze – che si fondano sul reciproco interesse dei partiti e sul criterio della massima visibilità mediatica e non sull’interesse del Paese, spesso vanamente sbandierato - si torni a ricreare una maggioranza fissa che governi per una intera legislatura degenerando inevitabilmente in una sostanziale dittatura, vanamente contrastata da una opposizione, l’una e l’altra abbarbicate su posizioni ideologiche precostituite.

Non si dovrebbe ripetere l’assurdo episodio delle dimissioni del governo Monti, causato, a quanto se ne sa, da un Berlusconi che fa sapere di non nutrire più la fiducia con la quale aveva fino ad allora sostenuto tale governo. Dimissioni di ardua comprensione per l’uomo della strada non risultando che il governo Monti fosse stato eventualmente battuto in Parlamento su di uno specifico provvedimento.

Approvazione o respingimento che avrebbero dovuto comunque riguardare solo il provvedimento, con chiara assunzione di responsabilità in votazione palese, e non il governo che inopportunamente ha assecondato la dissipazione della nuvoletta sulla quale poggiava l’ inattesa fiducia da parte della terna di partiti che si erano affrettati a dichiararsi favorevoli a quella che appariva come un’iniziativa in extremis del Capo dello Stato.


28 febbraio 2013